31/07/2010
il mistero della crostata
Nel mio lungo viaggio alla ricerca della natura umana, che in oltre 40 anni non ho assolutamente compreso del tutto, ieri mi sono imbattuto in una ulteriore tappa. Per la fine del campo solare a cui ha preso parte l’elfetto grande gli animatori avevano chiesto ai genitori di portare qualcosa. Eravamo organizzati e schierati come un esercito, ognuno di noi aveva ricevuto il proprio dispaccio e sapeva con cosa presentarsi all’appuntamento. A me e mamma erano toccati i bicchieri di plastica e le bibite, con la raccomandazione di non eccedere nella ovvia Coca Cola e di virare possibilmente sull’acqua, in genere data per scontata e che invece, alla resa dei conti, manca sempre! E così abbiamo fatto.
Qualcuno delegato ai dolci, invece, aveva opportunamente provveduto a rifornire il tavolo con una meravigliosa crostata alla marmellata di albicocche, una cosa alla quale non riesco a resistere da quanto la adoro. Così, alla fine della rappresentazione dei nostri pargoli, è arrivato il momento del banchetto e gli addetti si sono messi a tagliare torte, aprire pacchi di pizza e focaccia, mettere in bella mostra tutto. La crostata, invece, rimaneva integra. Per una sorta di pudore, o forse di rispetto verso i “padroni di casa” della cooperativa che aveva organizzato il campo solare, nessuno in genere “osa” mettere mano alle cibarie, aspettando che chi di dovere agisca in modo da rendere tutto fruibile. Ma la crostata rimaneva intatta e sinceramente io non ero interessato a molto altro. Le facevo la ronda, rimanevo in zona nell’attesa che qualcuno la affettasse… niente. E notavo che nessun altro aveva la mia stessa smania: la torta era relegata in un angolo all’estremità del lungo tavolone, dimenticata da tutti fuorché da me. Così ho preso il coraggio a due mani, ho impugnato il coltello e… zac zac!! Mi sono tagliato una fetta da solo. Poi, visto che c’ero, ho continuato e in pratica ho ridotto in tranci metà dell’oggetto dei miei desideri, lasciando intera l’altra metà. Non avevo fatto che pochi passi, allontanandomi dal tavolo, ed ecco arrivare un primo ragazzetto ad afferrare velocemente una fetta, poi un altro, poi un genitore e via e via. In 30 secondi netti, tutto il tagliato era sparito. “Cavoli – ho pensato – se ha questo successo, adesso che ho aperto la strada e ho mostrato come si fa qualcun altro prenderà il coltello e agirà come me”. Mi sono seduto e ho osservato. Nessuno si è più mosso. Allora ho fatto un esperimento: sono andato a tagliare un’altra fetta. Una sola. E’ durata pochi istanti. Ci sono tornato e ne ho affettate altre due, sottili sottili. Volatilizzate anche quelle. Vista la velocità, la gente aspettava che io mi muovessi e poi veniva a beccarsi il frutto della mia fatica. Allora io dico: se la crostata piaceva così tanto (e lo capisco, era buona!!!) e gli animatori non la sezionavano, perché sono stato l’unico a prendere in pugno il coltello? Lo giuro, non era neanche pesante, si maneggiava proprio bene…. Non sarà che, se i cooperativi si fossero indignati perché qualcuno faceva il loro lavoro, ci sarebbe stato il vantaggio di mangiare il dolce e anche quello di poter scaricare la colpa su qualcun altro? “Io mica l’ho tagliata, l’ha fatto quello lì!!! Poi, visto che c’ero, un pezzo l’ho preso, ma non sono certo io ad aver sgarrato!!!”. Che gente c’è in giro….
12:42
Scritto da : qui_shannara
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24/07/2010
Il campione del Mondo Disco
Qua si perde tempo e so che schiere di tifosi/lettori/curiosi/nullafacenti/passanti per caso e varia umanità mi stanno aspettando con asce e frecce incoccate nei loro archi perché ancora non ho ottemperato ai miei doveri e ho lasciato in sospeso l’esito della Coppa del Mondo Disco. Avevo promesso, all’inizio di questo mese bollente, di aggiornare la situazione appena avessi raccattato da qualche parte notizie di Unseen academicals, una delle ultime fatiche dello scrittore inglese Terry Pratchett, ma non essendo ancora stato tradotto tale libro in italiano, ed essendo l’atmosfera esterna troppo calda per aver voglia di fare qualsiasi cosa…. ancora non mi sono mosso!! Colto da pelandronite acuta, magari cercherò con calma informazioni e tornerò su questi verdi spazi a esternare quanto da me scoperto, in modo che tutti coloro che stanno perdendo il sonno per l’ansia di avere notizie potranno finalmente trovare soddisfazione e tranquillità notturna.
Resta sempre in sospeso la questione del titolo mondialDisco. Per i più distratti, ma solo per loro (e mi scuso con i frequentatori abituali delle Lande del Re Shannara per il tempo che mi appresto a far perdere loro, ma vediamo anche il lato positivo: così facendo, aumento la suspence di sapere chi è il Campionissimo!!!), faccio un sano copia e incolla dal mio posto del primo luglio, in cui spiego di cosa sto parlando e a cosa è dedicato tale, forse inutile, vaneggiamento estivo.
«Terry Pratchett, il geniale inventore del Mondo Disco, ha messo in piedi un titolo iridato degno di lui, la Coppa del mondo di Discworld. In lizza, ovviamente, i libri della sua magnifica saga, ma non tutti: ne sono stati selezionati solo 32. Poi è stata data la possibilità di votare su internet agli appassionati inglesi e irlandesi».
Al termine di giorni eliminatori, quarti di finale e semifinali, siamo giunti alla finalissima tra Thud! (non ancora tradotto in italiano) e Uomini d'arme (Men at Arms). Il mio tifo sfrenato andava tutto a quest’ultima opera, solo perché l’ho letta e non ho idea di come sia la rivale. La partenza è stata anche buona, nelle battute iniziali era al comando. Solo che, come tutte le fasi precedenti, anche la finale è durata una settimana. E così, click dopo click…. ha vinto Thud! Naturalmente. Questo mi fa crescere un sospetto: visto che anche in Sudafrica, nella sfida decisiva, ero schierato con l’Olanda…. quasi quasi, da ora in poi, smetto di tifare per l’Italia e sostengo ogni volta l’avversaria di turno. Hai visto mai che gli azzurri tornano ad alzare trofei invece di fare figura da Waka Waka!!!
12:55
Scritto da : qui_shannara
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15/07/2010
Ace Ventura è pericoloso...
A volte anche i film meno impegnati e più scanzonati possono nascondere l’inghippo. E mettere in difficoltà il povero genitore che, preso alla sprovvista, si ritrova a dover accendere tutti i neuroni in un nano-secondo per trovare una risposta plausibile.
Espongo il mio caso, vostro onore. Qualche giorno fa il mio elfetto grande stava guardando Ace Ventura – Missione Africa e lo trovava molto divertente. In pratica, il personaggio interpretato da Jim Carrey deve trovare un pipistrello sacro a una tribù, senza il quale non si potranno celebrare le nozze tra la figlia del capo e il figlio di un altro capo tribù e tra i due gruppi scoppierà una guerra. Ovviamente l’impresa riesce tra mille rischi, botte e peripezie. Alla fine è tutto pronto, ma… si scopre che il bravo Ace è stato un po’ libertino e che la ragazza è arrivata al matrimonio non illibata, con conseguente caccia all’uomo/acchiappanimali con cui si chiude la vicenda.
Il bimbo rideva a creapelle, poi ha sparato lì, tagliente: “Babbo, cosa vuol dire che la ragazza non è più vergine?”. PANICO!!! Ho dovuto trovare una scusa al volo, visto che poi il discorso della farfalla e del fiore vorrei affrontarlo un po’ più in là. Così ho messo insieme qualcosa tipo “Sai, per tanto tempo ha pensato di essere del segno zodiacale della Vergine, poi invece ha scoperto di essere di un altro”. Spero di essere stato convincente, ma dalla faccia che ho visto, sono otimista solo a metà. Comunque, da ora in poi… in tv solo i cartoni animati!!!! Mi pare più sicuro…
13:44
Scritto da : qui_shannara
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07/07/2010
Attenzione: l'uomo nero è arrivato in provincia di Siena
Qualche tempo fa ho avuto modo di ricevere l'opera prima di una scrittrice tedesca, un best seller dai numeri stratosferici in patria di cui avevo sentito parlare bene. Quando la Baldini Castoldi Dalai Editore ha chiesto se a qualcuno interessava leggerlo, ho colto la palla al balzo e giuro, non me ne sono pentito. Ambientato in parte in provincia di Siena, dove è arrivato un maniaco dall'aspetto affabile, sorridente, insospettabile, La carezza dell’uomo nero è un monumentale volume di oltre 500 pagine da leggere tutte d’un fiato, uscite dalla fantasia della scrittrice teutonica Sabine Thiesler. La quale, tra l’altro, ha dato alla sua opera un titolo molto calzante, Il collezionista di bambini, ma l’esistenza sul mercato di un libro con il medesimo titolo ha costretto il traduttore (anzi, in questo caso la traduttrice Helga Rainer) a trovare una valida alternativa per trasmettere l’inquietudine che il lettore troverà poi all’interno.
La cosa che più intriga e costringe ad andare avanti, riga dopo riga, è che non c’è alcun dubbio sull’identità dell’assassino, sparato in cinerama fin dalle prime battute, diretto come un pugno nello stomaco. Il mostro, di cui si apprendono sia il nome che il cognome, adesca bambini dall’ aspetto delicato e indifeso, conquista la loro fiducia, li avviluppa nella sua tela e poi si nutre della loro paura quando si accorgono di essere caduti nella trappola, respira la loro adrenalina, poi li uccide e strappa loro un dente, il canino superiore destro, da tenere come eterno souvenir. Pedofilo e assassino: non può che suscitare immediatamente disprezzo nell’osservatore esterno, il quale però, con un colpo di mano inaspettato, viene condotto dalla Thiesler nel passato del maniaco. E qui, al cospetto di quanto gli è accaduto nel corso della sua fanciullezza, bimbo vittima dell’assenza di amore da parte di una madre che non lo voleva e lo ha sempre rifiutato in maniera aspra e tagliente, scatta una sorta di solidarietà e comprensione che contrasta, in un crescendo di agrodolce, con il disgusto provocato dalle sue perversioni. Ed è questo sapore disarmante che accompagna la lettura e invita a non interrompersi sul più bello.
Dopo una catena di delitti consumati in Germania, il serial killer decide di trasferirsi in Italia, dove si diletta nella ristrutturazione di casali diroccati nella campagna senese, da rivendere a prezzi irrisori quando ritiene di essersi annoiato o di aver voglia di misurarsi con un nuovo rudere. E’ in questo scenario che adocchia il piccolo Felix, baby tedesco in vacanza, lo rapisce, lo fa sparire, provocando la disgregazione della sua famiglia e l’arrivo, 10 anni dopo, della madre del bambino, che non si è mai rassegnata e che vuole tornare nei posti dell’orrore per cercare di capire cosa può essere successo. E così, da Siena fino al Valdarno aretino, da piazza del Campo a Montevarchi si snoda, in un Chianti stranamente popolato da residenti di nazionalità germanica (se devo essere sincero, questa è l'unica cosa che non mi è piaciuta: sembra che alle porte della mia città l'area rurale e le strutture di ricezione alberghiera siano quasi totalmente in mano ai connazionali della scrittrice, cosa che sinceramente non mi pare corrispondente alla realtà... Ma è un piccolo neo, forse dettato da un certo campanilismo che anima noi senesi!!), un sottile gioco degli equivoci, che mette la donna faccia a faccia con il carnefice e fa in modo che i due vadano d’accordo e che l’uomo sia per lei un importante punto di riferimento. Tra muri crollati da riportare a nuova vita, boschi e ruscelli, mulini che hanno visto accadere cose orribili, piscine che nascondono segreti inenarrabili, pozze d’acqua piene di animali infernali e sospetti che aleggiano ovunque sulla testa delle persone sbagliate, sarà una creatura selvaggia e poetica, in grado di pronunciare solo la parola “Allora”, a recitare un ruolo decisivo per la soluzione dell’enigma che attanaglia da anni quella parte di Toscana e che ha richiesto un prezzo, in fatto di vittime, decisamente troppo alto. E chi tirerà un sospiro di sollievo quando finalmente l’uomo nero verrà catturato, non permetta alla tensione di calare: troppo forte potrebbe essere il tuffo al cuore per un finale inaspettato e condivisibile pur essendo “not politically correct”. In un viaggio sempre contrastante, fatto di odio e comprensione, gioia e dolore, l’ultima riga non poteva che essere così.
13:04
Scritto da : qui_shannara
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